Roma Tre, le accuse della stampa e la necessità di una risposta adeguata
Per almeno tre volte, da quando è iniziato il quarto mandato del rettore Fabiani, Roma Tre è finita sui giornali. Si dirà che non c’è da stupirsi: da tempo la stampa e gli altri media non fanno che attaccare l’Università italiana. Ma in tutte e tre le occasioni le questioni toccate non sembrano proprio irrilevanti e, stavolta, senza un'adeguata risposta dell’Ateneo, c’è il rischio che venga dilapidato il patrimonio di considerazione guadagnato da Roma Tre nei suoi primi anni di vita.
Un primo caso di attenzione da parte della stampa si è registrato nel febbraio scorso, con un articolo sul Messaggero (leggi) che affrontava, da un’ottica particolare, il tema del nepotismo accademico, rilevando la presenza di numerosi parenti (stando almeno alle omonimie) e di alcuni congiunti di docenti del nostro Ateneo nell’apparato amministrativo dello stesso. In quell’occasione è mancata la risposta che avrebbe migliorato o consolidato il prestigio di Roma Tre: non solo la smentita di ciò che in quell’articolo era falso o impreciso, ma l’indicazione di misure innovative da parte di Roma Tre (ad esempio, l’adozione di un “Codice Etico”, peraltro previsto da alcuni candidati nel loro programma per l’elezione del rettore) per eliminare comportamenti che, ancorché legali, non sono consoni né a ciò che con ragione è atteso dall’opinione pubblica né a quanto avviene nelle migliori università.
Una seconda volta in cui Roma Tre è salita alla ribalta dei media è stata nella scorsa primavera, in un articolo della Stampa (leggi), scritto in seguito all’arresto del prof. Giuliano Soria, ordinario di Letteratura spagnola della Facoltà di Lettere e Filosofia e membro del Dipartimento di Letterature Comparate, e al servizio televisivo delle Iene disponibile su You Tube, sulla scarsa partecipazione del docente alla didattica nel corso dell’ultimo lustro, testimoniata da vari studenti e oggetto di una intervista con la Presidente del Collegio didattico di Lingue e culture straniere, a cui afferiva il professore in questione. Anche in quel caso, è mancata la risposta che avrebbe tutelato il prestigio di Roma Tre: certo, c’è stata la temporanea sospensione dall’insegnamento del docente (peraltro successivamente reintegrato, una volta uscito di prigione), ma sono mancate sia una indagine accurata sull’osservanza degli obblighi accademici, sia l’adozione di provvedimenti per impedire nel futuro il ripetersi di fenomeni di assenteismo nella didattica, troppo spesso tollerati nelle Università italiane, che sono fra le cause delle disfunzioni documentate dalle statistiche.
Stavolta nel mirino dei giornali (il Corriere della Sera dello scorso 9 dicembre (leggi), il Sole 24 ore dell’11 (leggi), la Stampa del 13 (leggi) e del 14 (leggi), di nuovo il Sole 24 ore del 15 (leggi)) sono finiti i due posti di ordinario banditi per trasferimento nella Facoltà di Economia, e la loro successiva attribuzione a due candidati che, secondo gli autori degli articoli sul Corriere e sul Sole 24 ore (il prof. Giavazzi e il prof. Perotti, ordinari di Economia Politica alla Bocconi), non sarebbero i più meritevoli tra quelli che avevano fatto domanda.
Non entriamo, naturalmente, nel merito della valutazione per la scelta dei vincitori, che spettava alla Facoltà di Economia e che è avvenuta regolarmente. Certo, sarebbe stato opportuno che almeno il Preside della Facoltà – intervenuto sulla Stampa (leggi) e sul Sole 24 ore (leggi) soprattutto sulla questione della consegna a mano delle domande e sulla regolarità dell’intera procedura concorsuale – smentisse i giornali, per negare che il prestigio internazionale e la qualità scientifica dei docenti che non sono stati chiamati è considerevolmente più alto di quello dei due chiamati. Siamo infatti in un momento in cui la valutazione sulla ricerca, oltre che sulla didattica, sta diventando fondamentale, sia a livello individuale, sia per le strutture che bandiscono e assegnano posti, le cui scelte verranno poi valutate, anche con conseguenze finanziarie non irrilevanti.
La posta in gioco, data la visibilità assunta dalla vicenda, è il prestigio del nostro Ateneo, che, in mancanza di una risposta adeguata, rischia di assurgere agli occhi della opinione pubblica ad entità simbolica dei tipici “mali dell’Università italiana”. Perciò, trincerarsi dietro un silenzio stizzito sarebbe un errore fatale che rischierebbe, come abbiamo detto, di erodere sensibilmente il patrimonio di credito e stima conquistato da questa Università.
Una risposta, per essere davvero adeguata, non potrebbe trascurare la spiegazione del “se” e del “perché” della richiesta di finanziamento - che, secondo l'articolo del Corriere della Sera, sarebbe stata fatta al Ministero - per la copertura di ben due posti da ordinario nella Facoltà di Economia. Tale richiesta, infatti, appare tanto più sconcertante in quanto avvenuta in un momento di ristrettezze economiche (testimoniate, tra l’altro, anche da recenti decisioni del Senato e del Consiglio di Amministrazione), quando i budget di tutte le Facoltà dell’Ateneo sono congelati in attesa dello svolgimento e della conclusione dei tanti concorsi banditi per valutazione comparativa, non per trasferimento. La richiesta è stata preventivamente approvata dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione ai sensi delle norme dello Statuto di Roma Tre (Statuto che stabilisce che deve essere sottoposta al Senato “l'approvazione dei piani pluriennali ed annuali di sviluppo, tenendo conto delle proposte avanzate dalle strutture didattiche e scientifiche e sentito il Consiglio di Amministrazione”, art. 11 comma 1)? Erano davvero questi due posti a Economia l’urgenza dell’Ateneo? E sulla base di quali elementi e con quali motivazioni Roma Tre è riuscita a ottenere dal Ministero i fondi necessari per bandirli?
Crediamo che ogni membro di questa comunità accademica che abbia a cuore il suo futuro attenda una risposta. È compito (e soprattutto interesse) di chi ha la responsabilità di questo Ateneo fornirla al più presto.
roma3discute@gmail.com
